Gente Salese

E’ ANCHE COLPA NOSTRA. OPPURE NO – Lettera di un gruppo di cittadini di Veternigo

Degrado, spaccio, retate della polizia. Succede tutto a Veternigo e alcuni cittadini hanno inviato una lettera per denunciare una situazione che sta rapidamente degenerando.

E’ ANCHE COLPA NOSTRA. OPPURE NO.
Siamo ad un bivio.
Forse qualcuno potrebbe continuare a girarsi dall’altra parte ma noi no.
Circa un anno fa ci è stato detto “andrà tutto bene” e quando ci è stato consigliato di restare a casa, qualcuno ha pensato di cogliere al volo l’occasione.
Siamo stati assenti da certi contesti, e un po’ alla volta, forse, quell’assenza è diventata un modo per non vedere.
Ma prima o poi, da quel bivio, ci devi passare.
A distanza di un anno non è vero che è andato tutto bene. Soprattutto qui a Veternigo, che in questo periodo è sotto i riflettori a causa di una di quelle notizie che a volte senti solo nelle grandi città e che finché non toccano ai tuoi figli dici “è impossibile”.
Ma non è così, perché questa è una storia che fa arrabbiare, che riguarda chi ha figli e chi non li ha, chi ci passa davanti e chi no, chi vuole darci una mano e chi no.
E’ una storia di negazione della libertà, della sicurezza e della condivisione. Dove soprattutto il rispetto viene frantumato.
Capita che un mercoledì sera (fonte: Day Italia news 11/02/2021) arrivino i carabinieri, con il lampeggiante blu acceso, i mitra, le pettorine antiproiettile e tutto il resto.
Sono qui per via di alcuni ragazzi (tra la loro non so se c’era anche tuo figlio/a): attività di spaccio, e bella grossa anche.

E la notizia, già di per sé grave, ne fa nascere un’altra.

Ti basta passare davanti alla palestra, tra le canossiane e la pista da pattinaggio per capire.

Sembra un quartiere malfamato di Milano e invece siamo in centro, qui, nel nostro piccolo paese di campagna: degrado ambientale, portico e vialetto lurido, telecamera di videosorveglianza rotta, luci rotte, grondaie rotte, tettoia rotta.

Tutto rotto. O meglio rotto da quei ragazzi e ragazze che mentre noi siamo stati a casa si sono appropriati di un pezzettino di città, quello più significativo, in quel triangolo tra scuola, asilo e impianti sportivi. Neanche fosse il triangolo delle Bermuda, perché quando passi di là vieni risucchiato da una realtà che non è quella che pensavi, e se decidi di girarti dall’altra parte qualcun altro, più fragile, ci cade dentro.

Ma noi di là siamo passati, abbiamo osservato, e non siamo caduti nell’indifferenza.

Siamo andati in Comune, la casa del cittadino e gli abbiamo detto che anche Veternigo, come qualsiasi altro paese del nostro Comune merita di essere tutelato.

E ci hanno ascoltato. Ma c’è un MA. Il ripristino di quell’ambiente danneggiato avrà due costi: quello che pesa nelle nostre tasche e quello che pesa nell’educazione del futuro della nostra comunità, i nostri figli.

Sì, loro sono il 20% della popolazione ma il 100% del nostro futuro.

Eppure quel futuro è a rischio, con un aumento vertiginoso dello spaccio di droghe, con quelle bottiglie di alcolici lasciate vuote (e rotte) sul pavimento, con l’urina a imbrattare il portico, con migliaia di mozziconi lasciati a terra. E’ questo il posto in cui vuoi far giocare i bambini?

Eppure non siamo qui per lanciare accuse perché la cura esiste e siamo noi!

Possiamo riprenderci il nostro paese, per noi, e per i nostri figli.

Non siamo soli, perché l’amministrazione sta cercando di intervenire con azioni mirate, coinvolgendo le forze dell’ordine le quali hanno già denunciato e multato alcune persone responsabili di quel degrado, con il primo obiettivo di almeno rallentarlo.

Eppure non basta, c’è bisogno di tutta la comunità, perché la cura esiste e siamo noi.

Magari non ci pensi, ma ci è costato fatica restare a casa, avere fiducia e poter ritornare lì fuori. Ma quella vista non è ciò che vogliamo vedere. Serve un ambiente “inclusivo”, dove invece che alimentare le divergenze vengono valorizzate le differenze, anche culturali. Dove ci si possa sentire liberi, sicuri, rispettati.

Eppure la soluzione c’è, perché la cura esiste e siamo noi.

Possiamo rivalorizzare quel posto che abbiamo lasciato andare, quel posto che ci è stato sottratto, quel posto che è proprio lì, nel cuore della nostra comunità. Perché è ancora possibile pensare al campetto come un posto in cui i ragazzi, i nostri ragazzi, possono ritrovarsi per chiacchierare, per tirare due calci a un pallone, per raccontarsi dei loro primi amori e di quei cuori infranti che si aggiusteranno nel giro di un abbraccio.

Ora possiamo scegliere di convivere con quella nostra colpa (di non aver fatto nulla) o scegliere di passare di là, darci un’occhiata e dare la nostra disponibilità a portare avanti le iniziative di recupero del territorio che verranno proposte nelle prossime settimane.

Possiamo guidare con il nostro esempio perché se noi genitori ci faremo coinvolgere i figli ci seguiranno.

Ma se ci giriamo dall’altra parte forse a noi non accadrà nulla ma saranno i nostri figli a essere inghiottiti dal quel triangolo di degrado, se non ci sono già caduti.

Aiutateci, perché da soli si va veloci, ma insieme si va lontano.

Cittadini di Veternigo